domenica 3 dicembre 2017

Il pianto di Shiva e i semi di Rudraksha

Forse pianse per il dolore alla gola che gli provocò il veleno che bevve per salvare il mondo durante il Samutramanthan, il Frullamento dell’oceano cosmico, o forse le sue erano lacrime di gioia per aver distrutto Tripura la città dei demoni, altri testi ancora assicurano che si trattava di lacrime di dolore perché non era riuscito a sostenere la meditazione o addirittura erano lacrime che sgorgarono dopo che lui aveva constatato la condizione del mondo.
Fatto sta che Shiva pianse e che da quelle sacre lacrime nacque la pianta della Rudraksha i cui semi sono considerati sacri.
Il nome deriva dal sanscrito, Rudra è uno dei nomi di Shiva e akshan significa occhio.
Secondo l’induismo i semi di rudraksha hanno poteri e significati religiosi, mistici e curativi.
Si tratta dei semi con i quali sono realizzati i rosari indiani, i japamala, anche se la stragrande maggioranza di quelli che si trovano in commercio non sono fatti con questi semi, ma con altri materiali meno costosi. Con i rudraksha si possono anche fare bracciali, orecchini, pendenti e altri monili.
Da un punto di vista botanico l’albero della rudraksha è un sempreverde chiamato Elaeocarpus ganitrus che nasce in certe regioni dell’India e dell’Asia e produce una bacca bluastra grande più o meno come una noce.
I semi sono molto particolari perchè sono divisi in spicchi e sono percorsi da scanalature e hanno un foro al centro.
Japamala di rudraksha
Secondo la medicina ayurvedica i semi di rudraksha emettono onde elettromagnetiche che hanno effetti benefici su cuore, sistema nervoso e pressione sanguigna ed alleviano lo stress, la depressione, l’ansia e la stanchezza mentale.  
I semi vengono distinti in base al numero degli spicchi o facce in cui sono suddivisi dette mukhi (mukhia in sanscrito significa faccia) e ci sono rudraksha rarissimi, come quello con  una sola mukhi di cui si dice ne nasca uno ogni tre anni.
I rudraksha più rari costano molto e spesso commercianti senza scrupoli vendono rudraksha falsi. Esistono delle indicazione per rendersi conto se il seme è vero o no (in acqua non galleggiano, resistono anche se vengono bolliti, non hanno scanalature intorno al foro, etc.) ma solo una persona esperta può evitare di essere ingannato. I rudraksha più comuni invece sono più a buon mercato.
Ogni seme ha un dio di riferimento, uno specifico mantra e determinati poteri e benefici.
Il rudraksha con una sola mukhi è, per esempio, dedicato al dio Shiva, quello a due mukhi a Vishnu, quello a tre ad Agni, quello a quattro a Brahma, quello a otto mukhi è invece dedicato a Ganesh.

sabato 7 ottobre 2017

Krishna and Govardhan hill

Krishna raising Govardhan
The villagers of Vrindavana were preparing Indrapuja, the yearly sacrifice dedicated to 
the King of the Gods, Lord of the rain who, with his benevolence, made possible their lives and the lives of animals bred by them.
But Krishna, the seventh iavatar of Vishnu, who lived with the shepherds of the village, persuaded them there was no need to make that sacrifice.
"There is no need to make a sacrifice to Indra, the rain will fall and the water will not fail for you or for your animals and for your fields. It's better than the sacrifice you are doing in honor of the hill Govardhan, it's makes your life possible, not Indra."
The shepherds and peasants of Vrindavana were astounded by those words, but after some hesitation, they began to celebrate a grand sacrifice in honor of the hill at the foot of which stood their village.
Krishna wanted to teach a lesson to Indra became too proud and wanted to restore the hierarchy, he was the Supreme Personality of Godhead which bakta, devotees, had veneration and worship.
Indra, however, was furious and called together his most powerful clouds starting samvartaka, the awful cloud that appears every dissolution of the universe.
The village of Vrindavan was struck by most furious storm of all time, for days and days it did rain and hail. The land was no longer able to absorb water, the village was devastated by severe floods, people and animals did not know where to stand and turned to Krishna, pleading for help.
Krishna then lifted by his hand the whole hill of Govardhan and invited all the shepherds and their animals under that huge umbrella.
Indra continued to bring down rain, but friends of Krishna were safe under his protection, and the wrath of the King of the gods nothing could against Krishna.
Indra understood, he did stop raining and bowed humbly at the feet of Krishna.
Govardhan Hill was put back in its place and is still celebrated every year a sacrifice in his honor, Govardhanpuja.




domenica 17 settembre 2017

I mercati di Delhi

Denti e dentiere a Chandni Chowk
Anche Delhi ha molti mercati, alcuni noti e frequentatissimi dai turisti, altri meno noti e frequentati prevalentemente da indiani.
Il primo e (giustamente) il più famoso mercato di Delhi è il Chandni Chowk che, a Old Delhi, si estende in un intrico di stradine e vicoletti davanti al red Fort. Che dire, perdetevi dentro questo labirinto caotico, ne troverete di tutti i colori come, per esempio, il negozio che vende denti e dentiere già fatte. Troverete quello che fa per voi senza inutili ed estenuanti sedute dal dentista!
Lustrascarpe su Janpath



Molto famoso anche il Tibetan Market sulla centralissima Janpath, qui si trovano oggetti molto interessanti e diversi dai soliti souvenir. Proseguendo su Janpath si trova, appunto, il più popolare Janpath Market  dove è possibile (come un po' in tutta Delhi) farsi dare una lucidatina alle scarpe.
Meno frequentato, ma con merce di categoria nettamente superiore è il Khan Market, situato non lontano da Gandhi Smrti e raggiungibile in metropolitana. Di tutti i negozi mi piace ricordare il negozio di arredamento e oggettistica per la casa Good Earth, non solo perchè ha oggetti molto interessanti, ma perchè al terzo piano ha un bar molto accogliente dove è possibile bersi un tè, un caffè o una birra e riposarsi dalle fatiche dello shopping!
Good Earth a Khan Market
Da visitare assolutamente anche l'INA Market, mercato molto indiano che vende abbigliamento, alimentari, utensili per la cucina, spezie, animali vivi e verdure. E' in Aurobindo Marg nella zona sud di Delhi.
Ovviamente tutta Delhi è un mercato a cielo aperto. in particolare Connaught Place e il concentrico Indira Circus sono pieni zeppi di negozi di ogni tipo. Voglio ricordare solo Khadi un negozio che vende appunto abiti khadi cioè abiti prevalentemente (ma non solo) di cotone indiano filato artigianalmente col charka, l'arcolaio di gandhiana memoria.







sabato 26 agosto 2017

Delhi: i luoghi del potere e il National Museum

Il Rajpath, la Via del Re, è la via del potere. Si tratta di un immenso viale che da Gate of India arriva fino al maestoso Rashtrapati Bhavan, la residenza del Presidente della Repubbluca. Ai lati troviamo i principali ministeri, la residenza del Primo Ministro e, un po' più decentrato, il Palazzo del Parlamento.
In zona, da non perdere, il National Museum che raccoglie
interessanti reperti della civiltà dell'Indo provenienti da Harappa e Moenjo Daro tra cui alcuni famosi sigilli raffiguranti posizioni yoga (a riprova dell'origine autoctona e non arya dello yoga).
Molto belle anche le statue in pietra e quelle in bronzo risalenti ai vari periodi fino al medioevo indiano.
Miniature moghul, gioielli tempestati di diamanti e pietre preziose, armi, tappeti e tessuti completano un museo che vale la pena di visitare.




venerdì 25 agosto 2017

Lotus Temple e Kalkaj Temple a Delhi


Tra il Lotus Temple di Delhi e il Kalkaji Temple ci sono circa 800 metri, ma la distanza tra i due è abissale.
L'enorme e suggestivo loto a 27 petali del Lotus Temple è inserito in un giardino curatissimo, tutto è pulito ed ordinato. Al suo interno, un unico ampio spazio con panche allineate, non c'è un'immagine, non un simbolo, non una candela. Niente. Un ambiente asettico e "imparziale" per questa religione inventata duecento anni fa, la religione Bahia'i, per cercare di unire le varie religioni in una religione universale.
Poco lontano, dopo una stradina con venditori di idoli e braccialetti, polveri e frutta, c'è il frequentatissimo Kalkaj Temple. Un tempio semplice, comune, dove la gente va a pregare, chiedere, ringraziare. Chi ci arriva a piedi, chi in ginocchio, altri facendo un passo e poi distendendosi per terra e così via.
Dentro si dona l'offerta e si ha il darshana, la visione del dio. Il brahmano segna la fronte di vermiglio, ti benedice con la coda di pavone. Ovunque ci sono immagini, simboli, segni, suoni.




giovedì 24 agosto 2017

Ancora Delhi


Nella foto di fianco potete vedere il luogo esatto dove il Mahatma Gandhi venne ucciso il 30 gennaio 1948. Siamo a Gandhi Smriti la residenza messa a disposizione di Gandhi a Delhi dal grande industriale indiano Birla. Ora c'è un memoriale e  un museo multimediale sul Mahatma. 
La visita è molto emozionante anche perché è possibile ripercorrere il percorso esatto fatto da Gandhi per andare dalla casa al luogo in cui fu ucciso mentre si recava alla preghiera serale. Lungo il percorso infatti sono state disegnate per terra le orme dei piedi.
I Lodi Gardens sono un altro posto di Delhi da visitare assolutamente. Si tratta di un parco curatissimo realizzato nel 1400 all'interno del quale, tra una vegetazione rigogliosa, sono collocati monumenti molto belli come la Bara Gumbaud (foto a destra) altre tombe e moschee tutte appartenenti ai regni Sayyid e Lodi che governarono Delhi dai primi anni del 1400 al 1526.

Si può viceversa fare assolutamente a meno di andare a visitare il Lakshmi Narayana Temple, conosciuto come Binda Mandir, che venne inaugurato da Gandhi nel 1938 e aperto a tutti, inclusi fuoricasta e non hindu, ma di scarso interesse sia artistico che di culto.